You press the button, we do the rest

Il concetto della tecnologia come “la svolta” del nostro mondo come lo conosciamo oggi è sempre stato oggetto di dibattito, da quello popolare fino a quello politico, ed in effetti, esso racchiude tutti gli ambiti della vita e che governano la società contemporanea… E tutto parte da una semplice scatola, un device, il dispositivo che ci accompagna dal primo risveglio del mattino all’ultimo sguardo prima di socchiudere le nostre palpebre per immergerci nel sonno rigenerante in vista di una nuova giornata: il nostro cellulare. Che sia un Samsung, un IPhone, un redmi o un LG, la questione rimane la stessa: il potere che questo piccolo ma ingegnoso aggeggio ha sulle nostre vite non è da poco, anzi non è assolutamente da sottostimare. Ed è proprio su questo punto cruciale che il professore G. Sgueo si è soffermato e ha illustrato durante il suo intervento il 5 settembre, la relazione tra la tecnologia e la società e di come questo strumento della tecnologia “nuovo” (relativamente, secondo la superba osservazione del professore, che ci descrive come essa ha sempre fatto parte delle vite degli uomini sin dall’antichità, in modi anche molto suggestivi), possa influenzare la democrazia in maniera positiva, migliorando ed incrementando le sue applicazioni positive nella società di oggi.

Il cellulare quindi, detiene tre caratteristiche distintive rispetto a tutti i diversi strumenti tecnologici, che lo rendono indispensabile agli occhi di un qualsiasi utente al giorno d’oggi:

Il primo, ci dice il professore, è la velocità: il tempo per prendere il cellulare e fare una ricerca su un qualsiasi browser e ricevere la risposta al quesito in tempo reale non ha eguali.

Il secondo è la singolarità di questo congegno; la meticolosità con cui svolge una miriade di funzioni tarate a misura sulle proprie preferenze ed interessi è dir poco eccezionale.

Il terzo, ed è quello che racchiude in una sola parola i molteplici motivi per cui non possiamo fare a meno del cellulare: la semplicità, o almeno quello che ci viene venduto come l’estrema facilità nell’uso, manipolazione, e restituzione delle varie funzionalità che esso racchiude.

Il “you press the button, we do the rest” della Kodak Camera nel 1888 è diventata la legge che coordina la convenienza di avere tutto a portata di mano: la fotocamera, una calcolatrice, a bussola e, soprattutto, i svariati rapporti e relazioni deboli instaurati con le persone, a distanza di chilometri e continenti, ma che con un solo click possono connettersi visivamente, uditivamente, con noi. Ma non è forse questa “semplicità” nel produrre fotografie, audio, messaggi istantanei e consumare irrequietamente media di qualsiasi genere a renderci il più disconnessi, in ciò che il prof. Sgueo ha definito durante l’esposizione “ rapporti forti”? Ed è proprio qui che si apre il dibattito tra due visioni polarizzate in merito alla questione:

1. la fase tecno-ottimista, che illustra come la tecnologia sia sempre impegnata nell’affermazione di trasparenza burocratica, legami con minima frizione, e solidarietà rispetto a fenomeni lontani geograficamente;

2. la fase tecno-realista, che smentisce la fase ottimista rivelando come la tecnologia abbia offerto nuovi problemi, invece che risolvere quelli già presenti; e come la condivisione nella visione solidale degli avvenimenti mondiali sia solo un’illusione relativa alla natura effimera del momento.

Nonostante l’apparente antitesi di queste due prospettive, il fascino di questa discussione sta nella sua risoluzione in una risposta bi-univoca, che unisce entrambi gli aspetti, sia positivi che negativi, dell’esperienza on-line e degli effetti che il mondo digitale ha avuto e ha ancor’oggi su di noi: la visione di un futuro in cui la democrazia prospera in un ecosistema digitale, di cui noi, come persone, ne siamo parte integrante.

Articolo scritto da Aya Tajeddine

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