Oltre le etichette: Francesco Nicodemo racconta come la Gen Z può cambiare la politica

Il rapporto tra le nuove generazioni e la politica vive spesso di incomprensioni profonde, fatte di tentativi maldestri di dialogo da parte delle istituzioni e di una crescente disaffezione giovanile. A offrire una chiave di lettura lucida e controcorrente è Francesco Nicodemo, direttore della Fondazione FID, che nel corso di un’intervista traccia una rotta precisa per superare l’impasse: ripensare il modo in cui ci si rivolge ai ragazzi, riformare il rapporto con l’informazione e riscoprire l’attivismo vissuto nella concretezza della piazza.


Dal paternalismo alla ribellione: l’errore delle etichette


Il punto di partenza dell’analisi di Nicodemo individua l’errore più frequente commesso da chi fa politica quando cerca di intercettare la Generazione Z: un approccio fortemente paternalistico. «Trattare la Generazione Z come dei panda, mettendola dentro una riserva, categorizzandola e dandole delle magliette per poi trattarla come se fossero tutti un po’ scemi» è quanto di più insopportabile esista.
Proprio da questa tendenza a incasellare i giovani in categorie predefinite nasce la necessità di una reazione d’orgoglio. Secondo Nicodemo, di fronte a questa riduzione a stereotipo, la risposta deve essere una netta presa di distanza: «Quando vi cacciano nel recinto dei ‘giovani’, vi dovete ribellare».


Il vero nodo dell’informazione: possedere gli strumenti critici


Questo bisogno di autonomia di pensiero si lega indissolubilmente al modo in cui i ragazzi fruiscono dell’informazione e della realtà. Interrogato sul labile confine tra la semplificazione di una notizia e la sua deformazione, Nicodemo sposta l’asse della questione dal mittente al destinatario: il problema non risiede in chi confeziona la notizia, poiché l’informazione è sempre stata manipolata o distorta, ieri dai media tradizionali e oggi dai social network e dall’intelligenza artificiale.
Il vero tema centrale diventa quindi la dotazione di strumenti critici. Senza la capacità autonoma di interpretare i dati, di distinguere il vero dal falso e di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, qualsiasi tentativo di comunicazione politica rischia di ridursi a mera propaganda. La sfida educativa e culturale, dunque, non è semplificare i contenuti, ma potenziare le chiavi di lettura a disposizione di chi li riceve.


Dalla community digitale alla piazza: fare comunità offline


È proprio qui che si compie il passaggio cruciale: come fare in modo che la consapevolezza critica e le comunità nate online si trasformino in una forza capace di agire nel mondo reale?
Per Francesco Nicodemo la risposta risiede nel ritorno alla fisicità dei luoghi di aggregazione. Incontrarsi nelle piazze, nei playground, nelle associazioni o negli oratori significa fare comunità in modo autentico. L’azione politica e sociale non richiede necessariamente grandi rivoluzioni teoriche, ma comincia dalle piccole cose: prendersi cura del proprio quartiere, del proprio albero, della propria strada e dei temi ambientali che toccano da vicino la vita quotidiana. Spesso a frenare i ragazzi non è la mancanza di volontà, ma una sorta di stallo iniziale, la difficoltà oggettiva nel capire come tradurre
l’interesse in un’iniziativa concreta. “Innamoratevi anche politicamente offline”
Da qui l’invito finale del direttore della Fondazione FID, che unisce la passione civile all’energia tipica della giovinezza. Se a una certa età ci si incontra e ci si muove fondamentalmente mossi dal sentimento e dal desiderio di legarsi agli altri, l’auspicio conclusivo è quello di traslare questa stessa intensità nella sfera pubblica: «Innamoratevi anche politicamente offline».
Un modo per restituire calore, partecipazione reale e significato profondo all’impegno civico.

Articolo scritto da Chaimaa El Fassini 

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