L’AI rende DAVVERO migliore la democrazia?
L’Intelligenza Artificiale può davvero rendere migliore la democrazia? ⚡
Nel primo incontro di Filo, insieme a @gianluca_sgueo abbiamo esplorato le rivoluzioni che l’AI sta portando nel mondo della politica e della pubblica amministrazione — come nel caso di Diella, il ministro virtuale albanese gestito da un’AI.
Ma c’è un cortocircuito di fondo:
⚡ L’AI nasce per velocizzare e risolvere i problemi nel modo più efficiente possibile.
🐢 La democrazia è un processo lento, nato per rappresentare e mediare i bisogni di tutti.
In un mondo che corre verso l’automazione, la lentezza della democrazia è davvero un’inefficienza da correggere o è la nostra più grande garanzia di inclusione? 💭






Attraverso le rivoluzioni dell’AI: come la tecnologia sta ridefinendo chi siamo
La seconda lezione di Filo ha ospitato Davide Casaleggio, imprenditore ed esperto di strategie digitali, con un intervento dedicato alle rivoluzioni dell’intelligenza artificiale e alla frattura che sta provocando su 5 sfere tipicamente umane: intelligenza, conoscenza, lavoro, sanità e coscienza. Ambiti che l’individuo ha da sempre definito caratteristiche identitarie della propria natura, ma che l’AI sta trasformando, ridefinendo ciò che finora abbiamo considerato esclusivamente nostro.
L’individuo ha perso il monopolio “biologico” dell’intelligenza perché il centro del pensiero si è spostato all’esterno della nostra testa, trasformando l’intelligenza in un’infrastruttura che acquistiamo a consumo, proprio come l’elettricità. Basti pensare ai piani di abbonamento premium o pro delle varie AI, i quali consentono un differente accesso alle informazioni. Lo stesso accade per la conoscenza. Memorizzare e accumulare informazioni è diventato un esercizio obsoleto, la vera sfida dell’educazione diventa la capacità di applicare le competenze per risolvere problemi in tempo reale, esattamente come fa l’AI.
Questa trasformazione travolge poi il lavoro, dove si spezza definitivamente il legame tra presenza umana, produzione di valore e retribuzione. Ciò si nota benissimo negli ambiti di programmazione o di graphic design, nei quali agenti sintetici generano software completi o campagne visive in totale autonomia 24 ore su 24, producendo capitale senza che alcun lavoratore debba impiegare le proprie ore di vita per ricevere, in cambio, lo stipendio.
Allo stesso modo, l’AI riesce a riscrivere i confini della biologia e della sanità umana. Attraverso modelli avanzati di AI, la ricerca sta rendendo possibile il ringiovanimento delle cellule fino allo stato staminale, alterando la sequenza naturale del processo d’invecchiamento e allungando sempre di più l’aspettativa di vita. L’ultima sfera è invece la coscienza, la consapevolezza che si ha di sé stessi e del mondo esterno.
L’individuo ha sempre affermato che ciò che distingue l’uomo dagli animali è la coscienza. Ma adesso che anche l’AI opera con un’apparente consapevolezza di sé, la nostra identità perde i suoi punti di riferimento.
E allora, se l’intelligenza diventa un bene a consumo, il valore si scinde dal lavoro e la biologia viene riscritta, la vera provocazione rimane una sola: cosa ci rende ancora umani?
Articolo scritto da Ylenia Salomone
L’AI rende la democrazia migliore? Il caso Diella e la sfida del digitale
Sabato 5 settembre ha preso inizio Filo, il programma di formazione e co-progettazione nell’ambito del digitale.
La prima giornata ha ospitato il docente Gianluca Sgueo, esperto di transizione tecnologica, politica e democrazia. La sua lezione è ruotata attorno ad una domanda: la tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, rende migliore la democrazia?
Questo interrogativo è sorto a seguito dell’implementazione dell’AI nei sistemi democratici e nella pubblica amministrazione. Un esempio concreto è Diella: la nuova Minister of State for Artificial Intelligence del governo albanese. Diella è un avatar generato al fine di assistere il primo ministro Edi Rama, gestendo “lei stessa” gli appalti pubblici e i finanziamenti in modo trasparente.
Ma l’AI può essere davvero compatibile con i processi democratici?
Sgueo sottolinea una contrapposizione profonda tra democrazia e AI. L’intelligenza artificiale vuole velocizzare, semplificare e ottimizzare i processi. Nasce infatti come strumento per comprendere un problema, scomporlo in unità e risolverlo nel modo più efficace possibile per l’utente. La democrazia, al contrario, è un processo lento e articolato, il cui scopo non è l’efficienza e la razionalizzazione della risposta, ma la mediazione e la sintesi dei bisogni della comunità. La differenza risulta dunque estremamente chiara: l’AI vuole risolvere i problemi, la democrazia vuole rappresentarli.
Attorno a tale contrapposizione si scontrano due visioni.
Da un lato i tecno-ottimisti, convinti che l’automazione dei processi possa contribuire positivamente, rendendo le decisioni più rapide, trasparenti e accessibili.
Dall’altro i tecno-realisti i quali invitano a guardarne invece i rischi rispetto alla libertà degli utenti, alla volatilità delle relazioni e alla crescente concentrazione di potere nelle mani delle Big Tech. In questo scenario, la lentezza della democrazia smette di essere una inefficienza da correggere e diventa la garanzia indispensabile per l’inclusione di ogni singola voce.




